Le opere che troverete in questa mostra sono frammenti di un viaggio personale tra simboli, storie e territori.
Alcune vengono da lontano: dal mito greco, dalla cultura islamica, dalla tradizione napoletana. Altre nascono qui, da questo territorio, da questi sapori, da questa terra. Tutte, però, parlano di identità in movimento e di trasformazione continua.
Fluida è un invito a lasciarsi attraversare da tutto questo.
Carmine Luino
IL VIAGGIO DI ULISSE
31 × 31 cm – 14 opere – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
Odisseo / Lotofago / Ciclope / Il dono di Eolo / Circe / La coda di Leucosia / Il cuore di Partenope / Calipso / Nausicaa / Feace / Melaìna, la nave di Odisseo / Itaca / Atena / Penelope
Quattordici opere costruiscono una costellazione visiva intorno al viaggio di Ulisse, dove ogni simbolo diventa una tappa interiore oltre che geografica.
Figure come Circe, Calipso, Nausicaa e Penelope non sono solo personaggi, ma archetipi di trasformazione, attesa, seduzione e ritorno. Accanto a loro emergono luoghi e presenze mitiche: Itaca, i Feaci, il Ciclope, i Lotofagi, che segnano le prove e gli smarrimenti del viaggio. Atena e Odisseo rappresentano la tensione tra guida e identità, tra destino e volontà. Elementi come la coda di Leucosia, il cuore di Partenope e la nave Melaìna trasformano il mito in immagine fluida e mediterranea, dove il mare diventa spazio mentale prima ancora che fisico. Queste opere evocano il viaggio di Ulisse come condizione permanente, fatta di soglie, partenze, ritorni, incontri, perdite e trasformazioni.
AZULEJOS
70 × 50 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
Un’opera che raccoglie diverse “mattonelle” nei colori del blu, del verde e dell’oro.
Il termine azulejo deriva dall’arabo al-zulayj, “piccola pietra levigata”. Nati tra il IX e il XIII secolo nel mondo islamico, gli azulejos arrivano in Spagna nel XV secolo, dove si intrecciano con elementi gotici e rinascimentali, per poi svilupparsi in Portogallo nella forma di grandi pannelli figurativi azzurri e bianchi.
Gli azulejos raccontano la stratificazione culturale del Mediterraneo: un patrimonio nato da secoli di scambi, migrazioni e contaminazioni, in cui ogni piastrella diventa traccia visibile dell’incontro tra mondi diversi.
ALFABETO MEDITERRANEO
70 × 50 cm – Carte ritagliate, acrilici
22 elementi, come i segni dell’alfabeto fenicio, si incastrano in questa tavola “sinottica” degli elementi del Mediterraneo. I simboli, le forme e i colori del nostro mare costituiscono una sorta di linguaggio che unisce popoli e culture. Da Tangeri a Gaza, un unico grande popolo.
PESCI
70 × 50 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
Tavola composta da pesci realizzati con carte raccolte in diverse parti del mondo e caratterizzati da texture differenti. Un’opera che celebra la bellezza della diversità: ogni pesce, nelle sue forme e nei suoi colori, diventa metafora della ricchezza della convivenza nelle differenze.
CHOROS. SIRENE DANZANTI
100 × 70 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
Due sirene che danzano, figure archetipiche sospese tra il mondo marino e quello umano. Il movimento della danza restituisce loro una dimensione originaria: non soltanto creature della seduzione e del pericolo, ma abitatrici del confine, messaggere di mondi che si toccano, si sfiorano e si trasformano.
Il titolo Choros deriva dal greco antico χορός, termine che indicava insieme il coro dei cantori e danzatori, la danza stessa e lo spazio sacro in cui essa prendeva forma. Nell’antica Grecia, canto e movimento erano espressioni inseparabili di un unico gesto rituale, capace di connettere la dimensione umana a quella divina.
PANTA REI
70 × 100 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
La scritta PANTA REI si intreccia a forme d’onda, richiamando il celebre concetto di Eraclito: tutto scorre. L’opera è anche un omaggio all’acqua sorgiva del territorio di Rionero, dove il fluire dell’acqua rappresenta una memoria viva del paesaggio e della sua identità.
IN VINO VERITAS
70 × 100 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
La scritta IN VINO VERITAS si interseca con una giara e un fluido rosso e dorato.
Un omaggio al vino del territorio del Vulture. Nell’antico proverbio latino si cela la convinzione che il vino abbassi le difese e riveli la verità più autentica.
SCIò
31 × 31 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
Un teschietto che fa il gesto delle corna contro la malaciòrta. Piccolo amuleto visivo che attinge alla tradizione apotropaica meridionale: il gesto scaramantico si fa immagine, mentre ironia e protezione si mescolano in un simbolo appartenente alla memoria popolare.
CUCCUMELLA DALISIANA
31 × 31 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
La cuccumella napoletana in una versione in rame. Un omaggio al designer Riccardo Dalisi, maestro indiscusso della poetica degli oggetti quotidiani.
La cuccumella, umile strumento della tradizione partenopea per la preparazione del caffè, si trasforma in oggetto d’arte, capace di ricordare il valore della lentezza e dell’attesa.
VULCANO
50 × 50 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
Simbolo della creazione e della distruzione, il vulcano è archetipo di energia primordiale: ciò che costruisce e ciò che annienta convivono nella stessa forza, nello stesso fuoco. Il monte Vulture fu un vulcano temuto e distruttivo. Oggi regala acqua e vino.
L’opera rende anche omaggio alla passione di Giustino Fortunato per la città di Napoli, tanto da ricordarla nel suo libro del 1874 Ricordi di Napoli, in cui descrive il Vesuvio come una sintesi di “incanto di linee e soavità di colori”, facendo propria l’espressione di Goethe: “Das Schreckliche zum Schönen, das Schöne zum Schrecklichen” (il terribile che si fa bello, il bello che si fa terribile).
SAN GENNARO
31 × 31 cm – Carte ritagliate, acrilici, foglia oro
A Napoli è il Maradona dei Santi. Non c’è grazia che non possa accogliere. Il vescovo che, nel III secolo, subì il martirio per decapitazione nella Solfatara di Pozzuoli, viene invocato e “rinfrescato” continuamente. Ci sono giorni però speciali: i giorni del miracolo, quando il sangue del Santo si presta al prodigio, sciogliendosi e ristabilendo l’ordinato caos della città.
TRITTICO SUI CIBI LUCANI
3 opere 31 × 31 cm – Carte ritagliate, acrilici, oro
PUPARUOLE CRUSCHI
I peperoni cruschi, simbolo identitario della cucina lucana. Arrivano dalle Americhe grazie a Colombo, ma a seccarli e friggerli ci pensano i lucani.
GILÒ, MELENZANA ROSSA
La melanzana rossa di Rotonda, rarità botanica della Basilicata riconosciuta come Presidio Slow Food. Il nome ricorda la sua origine: fu introdotta a Maratea da emigrati in ritorno dal Brasile all’inizio del Novecento.
COLUMBRIEDDI
I fichi, altri elementi del paesaggio lucano e della memoria rurale del Sud Italia.
I fichi sono fiori e già nell’antichità il fico era associato a simbologie legate alla fertilità e alla sessualità femminile.
In Basilicata invece il suo nome è associato alla colombella, forse per la sua forma.






















































































